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Agosto 1896 – Tre uomini sulle nostre amate Mainarde

La nostra guida Mario Mollo lo ha cercato per noi.

E’ il resoconto di 3 uomini, 3 escursionisti facenti parte della Società Alpina Meridionale che nell’agosto 1896 hanno visitato per la prima volta le Mainarde.

Abbiamo dato spazio alla cronistoria con gli orari ed i tempi, e con qualche nota che ci fa capire come era diversa l’accoglienza da parte dei pastori ed il clima che allora si respirava, quando ad agosto ancora c’era la neve nelle pareti nord e nei fossi.

Quando nei primi giorni del 1896, il consiglio direttivo della Società Alpina Meridionale stabiliva per il mese d’agosto prossimo, una gita sociale sull’importante catena delle Mainarde, non ancora visitata da alpinisti, tranne il monte Meta, parecchi soci espressero il desiderio di parteciparvi, ma il giorno della partenza, tre soli risposero all’appello: il presidente della società, prof. Vincenzo Campanile, il sig. Benedetto Notari e il sottoscritto prof. Eugenio Licausi.
Addunque, col treno delle 8.40, il 10 agosto partimmo da Napoli e giungemmo a Venafro nel Molise alle 12.50 . Ci aspettava il sig. Ferdinando Del Prete , ricco proprietario e sindaco di Pozzilli.
L’11 agosto, levatici per tempo, alle ore 4.20 ci mettiamo in cammino, o per meglio, lasciammo camminare i tre muli che cavalchiamo e gli altri due , che portano le provvigioni; raggiungemmo Filignano di circa 2.000 abitanti a 500 metri slm, nata sulle rovine di Fondemano e distrutto verso la metà del secolo XVI.

Vi giungiamo alle 5.50, alle 7.50 ascendiamo a Cerasuolo , un paesello che si trova a 630 mt s.l.m. dal quale si può andare ad Atina in carrozza fra 4 ore e dove i miei colleghi non si stancano di ammirare la bellezza e vetustà delle donne.

Alle 9.00 proseguiamo la cavalcata e alle 10.35 ci dissetiamo ad un piccolo corso d’acqua, dove, lasciata la provincia di Campobasso, entriamo in quella di Caserta. Finalmente , per un sentiero sparso di ciotoli giungiamo alla grande cascina del sig. Franco Arduino.

Sulla carta IGM è segnata col nome di Casone delle Mainarde, alla quota 1.190 metri . Fu edificata nel 1641, e servì per molti anni come stazione di villeggiatura ai Monaci di Montecassino.

Alle 12.30 partiamo a piedi pel monte Cavallo, alle 16.20 raggiungiamo la vetta, chiamata punta Aulone m 2.070, alle 17.00 cominciamo la discesa, alle 19.20 siamo di ritorno al Casone.

Il signor Franco, sommamente gentile, aveva preparato un lauto desinare al quale noi facciamo onore. Ci fa gustare , fra l’altro, il burro, le ricotte ed i formaggi della sua cascina che noi troviamo squisitissimi. Alle 21.00 un po’ stanchi ci mettiamo a letto.
La mattina del 12 agosto, alle ore 4, il prof. Campanile ci sveglie e ci esorta a levarci.

Ma piove dirottamente; noi si resta indecisi per un pezzo, finchè io, assunta una certa autorità, e un tono indignato, sentenzio che non merita il nome di alpinista chi teme il cattivo tempo, e che, quando si va in montagna, bisogna prendersi quel che il celo manda, sole o neve, vento o pioggia.

Alle 9.20, preso commiato dall’ospitale sig. Franco, ci mettiamo in marcia per la Parruccia metri 2021.

Passiamo per Cesa di Acerone e per il pascolo Luntro finchè alle 13.10 tocchiamo veramente la cima, che sta proprio tra il Sannio e la terra di Lavoro.

Alle 13.40 lasciamo la vetta e dopo mezz’ora incontriamo il nostro mulattiere alla Forcella S. Vincenzo che è un colle fra la Parruccia e il cappello del Prete metri 1.991.

Ancora mezz’ora e traversando un piccolo bosco, arriviamo allo stazzo di Loreto in valle Venafrana.

E’ questa una pittoresca valle, con una sorgente d’acqua freschissima, trovasi tra il monte Autone da una parte e dall’altra i monti Cappello del Prete e Capraro metri 1.961.

Siamo presenti al desinare dei pastori, che consiste in pan cotto, condito con olio. E’ questo l’unico loro cibo quotidiano.

Offriamo ad essi della carne e del vino, che accettano di buon grado. Diamo dei cioccolatini alla pastorella, che divide amorevolmente con suo marito.

Alle 21 decidiamo di coricarci. Alle 6 del 13 agosto, con tempo incerto, lasciamo lo stazzo di Loreto, alle 8 siamo in vetta del monte Capraro, alle 9.45 accampiamo su monte a Mare 2.120 metri dove facciamo un riposo di mezz’ora. Alle 10.15 ci rimettiamo in cammino….

Alle 10.30 arriviamo al segnale trigonometrico della Metuccia 2.167 metri; dopo tre quarti d’ora il cielo rimane plumbeo, e ripigliamo il cammino. Vediamo parecchie ampie neviere, alcune sono appoggiate al lato settentrionale delle rocce, altre riempiono i fossi.

Alle 12.30 raggiungiamo il piano dei Monaci che sta all’altezza di bel 1.967 metri. La posizione pittoresca potrebbe farne una stazione climatica di prim’ordine , se in Italia si trovassero arditi imprenditori come in Svizzera.

I pastori saputo lo scopo del nostro arrivo, fanno a gara per ospitarci nelle loro capanne, e noi restiamo un po’ indecisi sull’offerta da accettare.

Finalmente risolviamo di andare allo stazzo in Val Pagano.

Avendo risoluto di partire di notte per la Meta , andiamo a letto presto.

Alle 1.30 del 14 agosto siamo già desti; alle 2.30 sotto un cielo stellato ed alla temperatura di 2° rifacciamo il sentiero scosceso e sassoso del giorno innanzi, alle 3.30 si giunge il piano dei Monaci .

Di là il monte si erge ripido, e noi invece di girarlo, lo assaliamo di fronte, inerpicandoci come capre ai sassi, agli sterpi, finchè dopo un ora e un quarto raggiungiamo la meta del nostro viaggio la Meta 2.241 metri. L’alba ha dissipato le tenebre, dale più vicine alle più lontane, e l’aurora … ed ecco lo stupendo spettacolo del sole, che sorge superbamente dalle rive dell’Adriatico.

Alle 7.15 dopo aver lasciato, come sulle altre vette una bottiglia contenente i nostri nomi, cominciamo la discesa .

Al piano dei Monaci, sdraiati sul verde tappeto, diamo fondo alle ultime provvigioni. Alle 9.15 ci dirigiamo a Picinisco.

Camminiamo per un paio d’ore per un viottolo sassoso, sotto i cocenti raggi del sole; passiamo pel Piano di Presentiana, indi per una breve selva di castagni, che ci dà un po’ di refrigerio; alle 13.15 ci dissetiamo alle prime case di Picinisco.

Pranziamo e dopo lasciandoci trasportare da uno char-a banchs passiamo per Atina finchè giungiamo alle 20.00 a Cassino donde con l’ultimo treno torniamo a Napoli.”

Alla scoperta delle Mainarde” di Lucio Facchini ed. studio a.p.s. luglio 2009 – estratto dal racconto del professor Eugenio Licausi, socio della Societa Alpina Meridionale

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