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Ambiente e primi passi per un lungo viaggio

Venerdì 5 giugno è stata la giornata mondiale dell’ambiente, giornata che ripropone l’attenzione su temi e comportamenti che dovrebbero essere tenuti in considerazione tutti i giorni e non una volta l’anno, o in occasione di eventi ambientali tragici che guadagnano subito l’attenzione dei media e poi vengono fagocitati dal meccanismo dell’informazione. Ma più che avere ora la pretesa di fare dotte e raffinate riflessioni su possibili modelli di crescita che privilegiano il verde e il blu o la ricerca e l’innovazione all’inseguimento di un pianeta a misura d’uomo, proviamo a prendere consapevolezza di pochi scarni dati che fotografano in maniera inequivocabile verso quale catastrofe ci stiamo, in maniera più o meno passiva, avviando, e che, direttamente o indirettamente, sono anche frutto dei nostri comportamenti quotidiani.
Al di la del negazionismo idiota di chi non vede, o non vuol vedere, la situazione climatica conferma un trend di drastico peggioramento.
Le emissioni di anidride carbonica sono ai massimi livelli mai registrati, avendo oramai raggiunto le 415 parti per milione di CO2. L’aumento medio della temperatura globale dal 1880 è stato di 0,98°, e dal 2001 a oggi sono stati registrati 19 degli ultimi 20 anni più caldi. Il tasso di diminuzione dei ghiacci negli ultimi 10 anni è stato del 12,85%, e nel 2012 l’Artico in estate ha raggiunto i minimi storici. Il livello dei mari è cresciuto di circa 178 mm in 100 anni.

Il pianeta sta lanciando segnali inequivocabili, ma noi siamo sordi e ciechi.

Nel Novembre 2018 uno studio di ricercatori tedeschi ha stimato una riduzione del 75% della biomassa degli insetti. Nel Maggio del 2019 l’ONU ha registrato un crollo della biodiversità globale senza precedenti stimando a rischio 1.000.000 di specie animali e vegetali. Nell’estate del 2019 200.000 roghi hanno mandato in fumo più di 12.000.000 di ettari di foresta amazzonica e di altri ecosistemi.

Nel Novembre del 2019 per 7 volte in un mese Venezia è stata invasa da oltre 140 cm di acqua. Negli ultimi 150 anni non si erano mai verificati più di due episodi di acqua alta in un anno.
Diversi studi scientifici effettuati nel 2019 collegano l’aumento negli ultimi decenni di malattie zootecniche (trasmesse dagli animali all’uomo) alla distruzione degli habitat e degli equilibri ecologici.
Il 95% del cibo dipende dal suolo, ma ogni ora nel mondo si perdono 1.000 ettari di suolo per le cause più disparate (erosione, inquinamento…) e il 33% del suolo mondiale ha forti limitazioni per le produzioni a vocazione alimentare.

E in questo quadro tragico la natura è sempre più minacciata

Le specie viventi a rischio estinzione sono oltre 30.000, dato che rappresenta circa il 25% delle 112.432 specie studiate dalla Lista Rossa IUNC. E le specie europee in via di estinzione, su un totale di 15.060, sono 1.677. Le più minacciate sono lumache, vongole e alcuni tipi di pesci. Stessa cosa possiamo dire per oltre la metà degli alberi endemici europei, tra cui per esempio l’Ippocastano e il Sorbo. Sono in pericolo un quinto di anfibi e rettili, mentre tra i mammiferi i più a rischio sono la volpe artica, il visone europeo, la foca monaca, la balena nordatlantica, l’orso polare. Per non parlare degli impollinatori. Il 10% delle specie di api e farfalle sono a rischio scomparsa.
A tutto ciò si aggiunge l’emergenza plastica, un mare di plastica che ci soffoca e ci avvelena.
Dal 1950 a oggi l’uomo ha prodotto 8,3.000.000.000 di tonnellate di plastica, il 2% delle quali sono state prodotte dall’Italia. Ogni 5 giorni un italiano produce in media 1 kg di plastica.
Di questo oceano di plastica solo il 30% è ancora in uso; per il resto il 9% è stato riciclato, il 12% è stato smaltito nei termo combustori, il 79% è finito nelle “discariche” o peggio ancora in ambiente.
Nel 2018 in Italia sono stati prodotti 143,5.000.000 di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 10.000.000 di tonnellate di rifiuti pericolosi.

In questo quadro desolante e drammatico, oltre a contribuire al sostegno dei progetti di grande respiro che puntano a cambiamenti epocali, proviamo a ragionare anche sui nostri comportamenti quotidiani. Mettiamo sotto osservazione i nostri comportamenti, proviamo a chiederci quanto i nostri comportamenti abbiano contribuito ad aggravare i dati che abbiamo appena rappresentato, proviamo a ragionare sulla nostra capacità di correggere questi comportamenti e sulla capacità di socializzare comportamenti corretti.

Dobbiamo smettere di continuare a chiederci cosa ancora la terra ci possa dare, ma dobbiamo incominciare a chiederci cosa possiamo dare noi alla Terra.

Anche il viaggio più lungo inizia con un primo piccolo passo.

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